mercoledì 20 ottobre 2010

LETTERA AL POPOLO VIOLA PRIMA DEL NO BERLUSCONI DAY 2

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Cari amici, dopo aver molto ascoltato, partecipando alla vostre assemblee e spulciando i blog, vorrei dire qualcosa sulla manifestazione del prossimo 2 ottobre.
Esistono divisioni all’interno del Popolo Viola. E qualcuno si preoccupa.
Io mi preoccuperei se non ci fossero.

Che cos’ è il Popolo Viola? E’ un movimento politico orizzontale. Questo vuol dire che non ha una dirigenza, non ha rappresentanti eletti che possano assolvere alla funzione di “portavoce ufficiale”. Non ha nemmeno leader riconosciuti, perché appena qualcuno spicca per le sue doti comunicative, e di conseguenza viene indicato dalla stampa come “leader del  Popolo Viola”, subito viene massacrato dai forum su Google e dalle pagine Facebook in cui si confrontano bellicosamente le idee di chi si riconosce nel movimento.

Se non ci sono capi, se si mette in discussione perfino la continuità degli incarichi elementari, allora vuol dire che nel movimento ognuno può agire e parlare a seconda delle proprie idee. Mi spiego: alle assemblee Viola ho ascoltato discussioni interminabili sul fatto che gli addetti stampa, cioè quelli che devono riferire ai giornalisti le decisioni assembleari, debbano alternarsi secondo turni trimestrali, per non abituare la stampa a riconoscere in una certa persona la voce ufficiale dei Viola.
Questo è il tentativo, probabilmente utopistico, del Popolo Viola: non diventare un partito. E nemmeno un movimento con leader  incorporato, come i Grillini. E nemmeno un movimento condizionato da personalità carismatiche, che poi magari fanno un passo indietro, come accadde nel rapporto tra i Girotondi e Nanni Moretti.

Giusta o sbagliata, il Popolo Viola è questa cosa, nuova. E bisogna prenderne atto, invece di rinfacciare al movimento divisioni più apparenti che sostanziali o una molteplicità di posizioni.
Perché dico apparenti? Perché dietro le divisioni, dovute al fatto umanissimo che sì siamo tutti uguali ma io vorrei essere più amato degli altri, o magari dovute alla personale visione di quello che dovrebbe essere il rapporto coi partiti, con uno che da una parte dice “li dobbiamo evitare come la peste” e l’altro che invece sostiene “li dobbiamo obbligare a uscire dal consociativismo e a combattere le nostre battaglie”. Dietro tutte queste divisioni, con uno che, siccome amministra la pagina Facebook, si permette di cancellare gli interventi che gli sembrano inopportuni, e l’altro che, offeso, fonda una pagina Facebook in concorrenza. Dietro tutto questo,  c’è un Popolo Viola unito, in concreto e al di la del chiacchiericcio online, da alcuni principi fondamentali  incisi nel marmo.
Che sono, per citarne alcuni:
Eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.
Libertà d’informazione.
Indipendenza dei poteri:  chi decide l’approvazione di una legge (il Parlamento) e chi ha il compito di farla rispettare (la Magistratura) non può dipendere dal capo del Governo.

La difesa ad oltranza di questi fondamentali, che sono la base della nostra costituzione e di ogni società occidentale, è il collante, è la forza unificatrice che fa del Popolo Viola una forza politica e un protagonista del cambiamento in Italia.
Esiste un sentire comune, una comunità dei cittadini che, oltrepassando le divisioni ideologiche,  le simpatie e le vicinanze politiche, ha deciso di dare battaglia per la difesa di questi fondamentali. E ha deciso di farlo con o senza i partiti, paralizzati da un  cieco consociativismo, incapaci di avvertire nell’aria la vibrazione di un’onda che si avvicina e forse li spazzerà via.
Questo è il Popolo Viola. Diviso sì, ma unito e vitale quando serve. Capace di portare in piazza un milione di persone, come è avvenuto il 5 dicembre del 2009, in un momento in cui alcuni partiti dell’opposizione storica avrebbero portato in piazza, si e no, i cagnolini a fare pipì.

Può darsi che i Viola col tempo diventino un’altra cosa, maturino un’identità più complessa. Per ora io li vedo come neuroni, come parte attiva di un sistema nervoso che agisce tramite la rete telematica. Ogni intervento sui siti Viola, sui blog e sulle pagine di Facebook è come una sinapsi aggiuntiva, che accende collegamenti e diffonde il messaggio. Questo sistema nervoso  è incasinato, psicodrammatico, conflittuale, ma ogni tanto produce azioni armoniose, coerenti e imprevedibili, che spiazzano il quadro politico. Sono come scariche di adrenalina, grandi manifestazioni di piazza, o piccole “violazioni” spettacolari, capaci di strattonare i politici di mestiere, di tirarli fuori dalle auto blu, di obbligarli a dire qualcosa, non dico di sinistra, ma che almeno cerchi di riportarci nel consesso dei paesi democratici di tipo occidentale.

Parole pesanti? Beh, non dimentichiamo che la sinistra italiana, quando era al potere, non ha neppure provato a risolvere il conflitto di interessi, espressione ormai  così logora, per quanto è stata inutilmente usata, da risultare obsoleta. Ma è proprio il conflitto d’interessi irrisolto, di un Presidente del Consiglio, che oltre al potere politico detiene il potere economico e quello dei mezzi di comunicazione, a relegarci, ormai di fatto, fuori dal consesso dei paesi occidentali.
Secondo i cittadini che si sono chiamati Popolo Viola, quel Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha più volte dimostrato il suo disprezzo per i principi costituzionali che essi intendono difendere ad ogni costo. Per questo la comunità dei cittadini chiede al Presidente del Consiglio di rassegnare le dimissioni e, per quanto riguarda i suoi problemi con la giustizia, di mettersi a disposizione della magistratura, in modo da essere giudicato come ogni altro cittadino italiano.

Per questo il Popolo Viola ha lanciato il No Berlusconi da e continuerà a lottare, fino a quando le sue istante democratiche non verranno esaudite.
Punto e basta. Tutto il resto ha poco senso. Tifare per la manifestazione dalla Fiom contro il No B Da 2, dire non vado al No B Day 2 perché quelli che l’hanno convocato sono stronzi e via di seguito, vuol dire non aver capito la natura, i limiti, la forza e l’identità del Popolo Viola, che siamo noi, uniti quando serve in una sola battaglia. Cha alla fine sarà vittoriosa, se sapremo rinunciare a un po’ del nostro orgoglio e guardare all’interesse comune. Trovare la concentrazione per mirare il bersaglio giusto, questo è il problema. Dimenticare le sottigliezze e  le cose piccole. Spirito pratico e buona volontà. Così si vince. Auguri.

                                                                                                                          Claudio Lazzaro

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